Buon Anno

E basta con ‘sta pace e serenità!

Vi auguro di fare un cazzo e guadagnare tanto.

Di fare sesso tutte le volte che volete e con chi volete.

Di vincere la lotteria con un biglietto che avete fregato.

Che le cose peggiori che avete pensato per chi vi sta sulle palle si avverino.

Buon Anno!!!

 

Non posso chiamarmi Andrea

A volte mi chiedo se i comuni non hanno nulla da fare e devono, per forza, intasare i tribunali che si devono esprimere dando pure, a mio parere, responsi assurdi.

La domanda mi è sorta spontanea, come avrebbe detto il vecchio Lubrano, dopo avere letto la notizia che la I sezione della corte civile di Mantova si è pronunciata dichiarando illeggittimo il nome di Andrea per una bambina.

La motivazione è una perla di coerenza, poichè il nome deriva dal greco aner che significa uomo, maschio, non può essere dato ad una bambina poichè: “La sessualità deve essere identificata in modo corretto, secondo le tradizioni”.

A nulla servirebbe obiettare che in molti paesi europei il nome viene dato, indifferentemente, a bambini di entrambi i sessi perchè la corte ha una giustificazione pure per questo e recita: “nei paesi dove Andrea è usato al femminile lo stesso non può, per converso, essere attribuito al maschile”, e non è neppure vero.

Il funzionario dell’anagrafe mantovana, che ha segnalato il caso, deve avere qualche problemino irrisolto e qualche sassolino rancoroso nei confronti di qualche Andrea, che gli sta sugli zebedei, oppure con qualche donna.

Andrea, femminile o maschile che lo si voglia considerare, non è nome irriverente, astruso, offensivo quindi mi chiedo come mai nessun funzionario ha trovato, mai, da ridire (e qualcosa da ridire ci sarebbe stato) sui nomi assurdi che VIP, presunti o autodichiaratisi tali, hanno dato ai loro figli; i vari Oceano, Nathan Falco, Africa, Chanel, e addirittura Facebook avranno tutto il diritto, in futuro, di ricorrere ai tribunali per farsi cambiare nome e fare causa a chi quel nome lo ha affibiato.

Un’ultima cosa: come la mettiamo con tutti gli uomini che si chiamano Gino?

 

A volte non ritornano

Poichè sta finendo l’anno mi sono fatta prendere dal trip delle pulizie.

Da quelle dei cassetti dove si annida di tutto e, a volte, si trovano gradite sorprese per cui perdi metà giornata a rileggere biglietti, note, scritti di cui avevi perso traccia e memoria a quelle virtuali.

Ho, quindi, aperto la cartella dei preferiti ed ho dato un’occhiata a blog che avevo inserito.

E qui ho avuto l’amara sorpresa di scoprire quanti siano quelli abbandonati, spersi, defunti, chiusi.

Per la maggior parte sono abbandonati e lasciati in un angolo senza più aggiornamenti, altri sono chiusi dichiaratamente; esistono, rimangono ma come animali imbalsamati senza più vita; altri ancora, pochissimi, sono stati proprio cancellati dalla faccia del web.

I primi, magari, sono ancora in predicato di un futuro ripensamento, i secondi sono una sorta di memorandum di ciò che è stato e non sarà più, i terzi sono quelli in cui non c’è nulla da sperare.

Che sia colpa di facebook, di una saturazione del mercato, di una mancanza di creatività e voglia di discutere?

Francamente non lo so, ma devo dire che questo cimitero di elefanti mi ha messo addosso una piccola vena di malinconia.

I berlusconiani senza Berlusconi

Non serve avere Berlusconi (che, comunque, mica è morto, ma vive e lotta insieme a loro) per essere berlusconiani.

Perchè l’esserlo è una delle essenze di certi italiani, di certi molti italiani.

Il merito di Silvio è solo avergli dato un nome, una identità di riconoscimento comune, per il resto il materiale umano esisteva già senza bisogno di inventare nulla.

I berlusconiani sono tutti quelli che fanno o cercano di fare i furbi con lamento incorporato di vessazioni continue.

Sono tutti quelli che non riuscendo a produrre una cippa di valido urlano strali di colpa al cielo; colpa dei lacci e lacciuoli delle leggi, colpa dei comunisti, colpa del tempo.

Sono tutti quelli che ce l’hanno con il pubblico (qualunque esso sia e qualunque cosa faccia) salvo dopo accorervi in massa chiedendo il classico aiutino quizzaiolo per non pagare dazio e neppure un euro per quello che gli serve.

Sono tutti quelli che sono emigrati da regioni disastrate, ma si incazzano come pantere con gli stranieri che rubano un lavoro che, loro, non farebbero neanche se ridotti alla fame ed in punto di morte.

Sono tutti quelli che fanno debiti pur di apparire ciò che non sono e far finta di avere quello che non si possono permettere.

Sono tutti quelli che ammirano chi sfrutta le persone, ma si indignano se i sfruttati sono loro stessi.

Sono tutti quelli che fanno caciara, volgari ed ingombranti, sono tutti quelli che mettono mano alla pistola se sentono parlare di cultura, sono tutti quelli che le donne sono tutte puttane (o trattate come tali) tranne la mamma e la sorella.

E’ per tutte queste ragioni e molte altre che non serve un Berlusconi per perpetuare il suo pensiero che è quello della maggioranza degli italiani, è per questo che il berlusconismo è vivo e vegeto e, temo, non sparirà mai.

Buon natale

Auguri di Buon Natale alla città.

Buon Natale anche a chi ha ideato il people mover.

Buon Natale ai vagoni del Civis che stanno arrugginendo in qualche deposito.

Buon Natale a Merola che non distingue un curriculum da un elenco della spesa.

Buon Natale a tutti quelli che non ce la fanno ad arrivare a casa e la fanno nelle viuzze del centro.

Buon Natale a tutte le signore con i colbacchi che paiono delle piazze moscovite.

Buon Natale a tutti quelli che stanno davanti a Zanarini con i loro SUV a due ruote per allenarci ai percorsi ad ostacoli.

Buon Natale a tutti i negozianti del centro che ti vendono un paio di stivali a 1.700 euro ed una cioccolata calda a 15.

Auguri di Buon Natale alla gente

Buon Natale a tutti quelli che si chiudono in casa con le tapparelle tirate giù per far credere ai vicini di essere in vacanza.

Buon Natale a tutti quelli che sono anni che non aprono un libro.

Buon Natale a tutti quelli che vanno nelle sale per i cine-panettoni e che, arrivati a casa, guardano Vespa per informarsi.

Buon Natale a tutti quelli che “nel mio quartiere non si vive più perchè è pieno di extracomunitari”.

Buon Natale a tutti quelli che non hanno un euro in tasca, ma in tasca hanno l’I-phone.

Auguri di Buon Natale alla politica

Buon Natale a tutti quelli che se cala lo stipendio da onorevole non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese.

Buon Natale a tutti quelli che stenografano al Senato che guadagnano più del presidente della repubblica.

Buon Natale a tutti gli amministratori delegati che fumano novanta sigarette al giorno e che fanno fumare gli attributi ai lavoratori.

Buon Natale a tutti quelli che fanno un mestiere perchè lo faceva il padre, il nonno, il bisnonno, il trisnonno e tutti gli avi fino alla settima generazione precedente.

Buon Natale a tutti questi perchè abbiamo bisogno noi di un Buon Anno Nuovo.

Il diritto al tempo libero

In un editoriale sulla stampa di qualche mese fa sulla Stampa il prof. Mario Deaglio, marito della ministra Fornero, ha espresso alcune “interessanti” idee sul  mondo del lavoro.

I diritti del lavoratore diventano “componenti non monetarie della retribuzione”.

La difesa del posto di lavoro diventa la volatile e labile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”

Soprattutto il lavoratore, con i bassi salari che ha, non aveva più bisogno del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva “solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte”.

Se la Fornero con le sue idee sull’innalzamento della pensione vi sembrava di destra auguratevi di non avere mai come ministro il suo consorte.

Quando una figlia stuprata è meglio di una figlia non vergine

Dunque la fatale membrana ancora miete vittime.

Ancora si investe sulla verginità delle figlie.

Perchè così vuole la Chiesa.

Perchè così vuole il futuro acquirente, il marito d’una volta, quello che ci teneva ad infilarsi per primo nell’angusto orifizio femminile, a scopo di libidine o di procreazione.

Un tuffo nel modernariato, di cui si potrebbe anche sorridere, se non fosse diventato così frequente, fra le adolescenti, la scelta di cavarsi dai guai, accusando gli extra comunitari.

Dieci anni fa a Novi Ligure la sedicenne Erika caricò su due innocenti albanesi il fardello di un duplice delitto.

I due rischiarono il linciaggio.

Tre giorni fa a Torino l’adolescente “Sandra”, ha caricato sui Rom la sua prima esperienza sessuale.

Erika voleva evitare la galera, Sandra l’ira di una madre bacchettona, repressiva, arretrata.

Qual’è l’unico modo accettabile di perdere la verginità?

Dichiarare che te l’hanno rubata.

E qual’è il ladro più gradito?

Lo zingaro.

Accusa lo zingaro e i tuoi amichetti avranno un’occasione per scaricare il testosterone in eccesso.

La comunità in cui sei cresciuta non ti espellerà.

Tua madre potrà girare a testa alta: una figlia violata da uno zingaro, vale quanto una figlia illibata.

Anzi di più.

Mette d’accordo i precetti della Chiesa e quelli di Telepadania.

(Lidia Ravera)

La mafia del collirio

Noi non lo sapevamo nè l’avremmo mai supposto, ma il collirio è un farmaco pericolosissimo.

Deve essere questa, perchè altre non ne trovo, la ragione per cui un farmaco come il collirio non può essere venduto, come tutti i medicinali di fascia C, nelle parafarmacie e nei supermercati.

Certo i farmacisti l’hanno messa giù in un altro modo, se la sono smenata con il fatto che solo il professionista del farmaco può dare indicazioni sugli effetti collaterali o dire come, quando e, soprattutto, dove metterlo.

Evidentemente i farmacisti delle parafarmaci devono essersi laureati al CEPU o per corrispondenza per non riuscire a dare le stesse informazioni agli utenti.

Questa è la facciata professionale che si sono dati perchè ognuno di noi ha provato l’esperienza di recarsi in una farmacia chiedere, anche senza ricetta, un qualsiasi farmaco di qualsiasi fascia ed ottenerlo, basta pagare il prezzo per intero.

E non parlo solo di collirio, colluttorio o lavande, ma di antibiotici, di anti infiammatori anche pesanti tipo il Vioxx (che ha fatto più morti, in cinque anni, dello tsunami) e pure farmaci psicogeni senza uno straccio di ripensamento, di consiglio, di esistazione.

La verità non è la difesa della professionalità quanto piuttosto la difesa di interessi economici e di categoria, legittimi, per carità, senza, però, la pretesa di legittimarli con pretesti etici e deontologici.

Sulla questione farmaci chiedo il parere illuminato ed illuminante di Spera che di queste cose ne sa a pacchi.

Chi non ha problemi di ammantare la propria casta con scuse etiche e deontologiche sono i taxisti, loro te lo dicono chiaro e tondo che non gliene frega una minchia del libero mercato e dell’interesse degli utenti; che a loro interessa solo pagare l’eventuale licenza e guadanarci il più possibile (mi scuserà l’amico Franz che magari mi spiegherà nel dettaglio le motivazioni della categoria).

Potrei continuare con i notai, i medici, i commercialisti, i dipendenti pubblici, i giornalisti, la camorra, la mafia, la ‘Ndrangheta perchè il bene comune è sì un bene, ma il bene singolo di ognuno di noi è un bene un po’ più bene.

Allora non stupiamoci, poi, più di tanto e non scandalizziamoci se i nostri politici cercano di tenersi stretti i loro privilegi e le loro prebende, non fanno altro che comportarsi come ognuno di noi; è da tempo che ho smesso di pensare che i cittadini sono meglio della classe politica che li rappresenta, sono esattamente lo specchio di ciò che siamo e se ce l’abbiamo tanto con loro è, spesso, perchè vorremmo che noi, la nostra piccola o grande casta, la nostra gilda avesse i loro stessi privilegi e a culo tutto il resto.

La donna della sera

Questa vecchia canzone (1994) scritta da Vecchioni proposta a Branduardi è una delle più belle canzoni d’amore scritte.

Per non parlare poi del fatto che si parla di  una donna decisamente non giovane. E allora? Eccesso di testosterone? Niente affatto: Ci troviamo di fronte, appunto, ad una delle più belle canzoni d’amore mai scritte.

“Una tua ruga bella di stanchezza di più m’intriga della giovinezza…” Il fascino della donna vissuta, la donna che finalmente diventa compagna, colei che porta i segni delle vicissitudini, il suo bagaglio di esperienze: “Meglio la tuapelle, arata terra, di quella liscia di una giovincella…“.

C’è quasi un ammirato stupore nel descrivere la compagna, cui fascino la trasforma in oggetto di desiderio che siamo abituati a vedere solo nelle donne giovani e belle, si avverte desiderio e quindi passione: “ C’é nell’inverno tuo quel chel’estate non ha; caldo l’autunno tuo più dell’altrui primavera.”

Questo è un caso più unico che raro in cui finalmente si esalta una femminilità senza i soliti stereotipi, si esalta la personalità di chi ha qualcosa da dire ed insegnare prescindendo dalle apparenze:“ Vince la rosa che mi mostri intera su quella chiusa prima della sera”.

Geniale.

Oltrettutto l’abbinamento di un testo particolare alle immagini, altrettanto particolari, della “Sposa cadavere” di Tim Burton si esaltano vicendevolmente.