Se la Iotti è come la Minetti

Stavo guardando, qualche sera fa, una replica di una puntata della nuova versione del programma de la 7, in onda, in cui si parlava del corpo delle donne con la Zanardo in studio e la Santanchè in collegamento.

C’era la Zanardo che cercava di non buttarla in vacca e tentava un discorso serio su un argomento che viene trattato, spesso, malamente ed in maniera superficiale.

Devo dire che, onestamente non la supportavano in questo tentativo nè Telese, nè Porro nè, tantomeno, la Santanchè che volevano, disperatamente, buttarla sul politico stretto anzichè sul politico tout court.

Il teatrino era perfettamente proporzionato e stava nelle parte assegnate finchè la Santanchè non è andata sopra le righe (cioè più sopra le righe del suo standard) obbiettando alla Zanardo che sosteneva che pur esistendo da sempre la prostituzione, questa non era mai stata assunta come modello dominante per il genere femminile, la Santa ha pensato bene di fare un paragone che mi ha urtato i nervi.

Disse la Santa che Nilde Iotti divenne parlamentare perchè era l’amante di Palmiro Togliatti.

Non so se all’epoca avesse già una relazione con il segretario del PCI, ma aveva già un curriculum politico di tutto rispetto avendo fatto, pure, parte dell’assemblea costituente, facendo ben dopo la morte di Togliatti, per tre volte, il presidente della camera.

Insinuare che Nilde Iotti abbia ottenuto lo scranno in parlamento solo perchè era l’amante di Togliatti come la Minetti ha ottenuto lo scranno alla regione Lombardia perchè faceva la lapdance a villa Certosa insieme ad altre venti mi pare orrendo.

Tanto che a questo paragone persino Porro, solitamente molto blando con il governo ed i suoi rappresentanti, ha avuto un moto di stizza, ben contenuto, ma l’ha avuto.

Anche questa volta, come capita spesso, la signora Garnero, meglio conosciuta come Santanchè, nella lena di giustificare l’ingiustificabile l’abbia fatta fuori dal vaso

A spizzichi e neutrini

Povera stella la Maria.

Oltre che poco “furba” di suo la Mary Star è anche circondata da gente altrettanto pirlona e pure, un po’, dalla sfiga.

Ma che volete che ne sappia la Mary di neutrini, velocità della luce, teorie relative e tutto l’ambaradan della fisica classica e di quella quantistica…

Ma che volete che sappia di tunnel, scavatrici, kilometraggi ed altre amenità di ingegneria delle costruzioni…

Lei che sì e no, sa come si arriva da Brescia a Reggio Calabria per prendere un’abilitazione.

Ragazzi un poco di pietà!

Però il suo ufficio stampa, prima di sparare la prima cazzata che passa per la testa, questa sì ad una velocità superiore a quella dei neutrini, della luce e di qualunque altra particella possa venire in mente (vuoi vedere che nello scrivere questa frase ho fatto una scoperta scientifica pure io?) poteva informarsi; se non ne aveva voglia poteva restare sul vago, sull’indeterminato e generico, come un bel vestitino nero da cocktail, che non si sbaglia mai?

Poteva sempre dichiarare la felicità, e l’italico orgoglio per questa scoperta fatta da ricercatori italiani, senza specificare ed entrare nel merito; hanno voluto strafare senza informarsi, senza metterci uno straccio di impegno.

Una curiosità.

Da dove hanno tirato fuori la cifra di 45 milioni di euro, perchè siccome il tunnel da 700 km tra Ginevra ed il Gran Sasso non c’è, in quale tunnel li hanno infilati tutti quei milioni?

Le mentecatte di Arcore

Ho visto su youtube l’intervista di una delle ragazzotte del PdC, non ricordo più chi, ma fa lo stesso poichè l’una vale l’altra.

Mi ha fatto impressione; non tanto per la prostituzione, non per la pochezza del linguaggio, piuttosto perchè mi sono parse delle mentecatte, e per di più inconsapevoli.

Gli uomini attorno a loro le utilizzavano come merce di scambio, come tangente umana per ottenere appalti per le opere pubbliche, per la protezione civile, per fare affari milionari e loro si accontentavano.

Si accappigliavano e si scannavano per una particina in una fiction, per una comparsata al grande fratello, per qualche gioiello e per potersi vestire da Prada, da Dolce e Gabbana, comperare una borsa di Vuitton.

Ce ne fosse una a chiedere un posto in un consiglio di amministrazione, a ottenere un posto di prestigio, una che volesse mettere su un’impresa (lasciamo perdere l’apparecchio anti-depilazione di Ruby per pietà cristiana); che anche la Minetti al consiglio regionale della Lombardia c’è arrivata per altrui iniziativa.

Queste ragazze credevano di avere in mano il presidente del consiglio e, forse, anche il loro destino e non si accorgevano di non avere nulla, di ottenere briciole di elemosina facendo pure il lavoro sporco.

Non ci sono più le puttane di una volta, quelle che in cambio avevano potere, anche se occulto, che dirigevano le politiche di stati, di nazioni e di veri imperatori.

Perchè anche fare le prostitute di livello ci vuole mica solo il fisico, ci vuole soprattutto intelligenza, capacità diplomatiche e cultura; per quanto dorate queste possano sembrare, non sono altro che povere mentecatte, molto più poveracce di quelle di strada; quelle, almeno, illusioni non se ne fanno e sanno quello che sono.

L’età di mezzo

E’ da quando ho compiuto 49 anni che dico di averne quasi cinquanta.

Sono talmente abituata che quando li compirò penserò di averne 51.

Cinquant’anni sono, oggi, l’età di mezzo, o quasi.

Un tempo il traguardo di questi anni pareva, ed era, una vecchiaia conclamata, oggi, al massimo, può considerarsi il primo assaggio, il primo morso della terza età.

Non è solo personale l’incipit di questo post, piuttosto politico.

Nel nostro paese, gerontocratico da sempre, pare aprirsi un problema generazionale, un’inquietudine d’età.

La giovinezza non viene a considerarsi più come un valore sociale quanto, piuttosto, un valore in sè; pensiero che merita di essere preso seriamente in considerazione in virtù del fatto che in Italia il ricambio generazionale è bloccato ed imbalsamato.

Siamo forse uno dei pochi paese in cui un politico, un manger, un dirigente cinquantenne veniva considerato giovane, appena appena maturo per responsabilità e decisionalità.

Ecco che, estremisti e banali come sempre, adesso consideriamo la giovinezza un valore assoluto che prescinde dalle qualità personali espresse; i giovani vengono considerati validi e preferibili in quanto tali, senza sottilizzare molto su ciò che sanno, fanno ed esprimono.

L’attuale sostanza sembra dire che è meglio un coglione, purchè tra i venti ed i venticinque anni, che un competente tra il quaranta ed i cinquanta.

Non che io disprezzi o disdegni o metta in un angolo i ragazzi; loro almeno per grazia dell’età potrebbero esprimere entusiasmo, innovazione, anticonformismo e freschezza, quello che davvero mi infastidisce è che a dirlo, in politica, nel lavoro e nelle imprese siano i sessantenni ed oltre incollati alle loro poltrone, perchè le loro sì sono proprietà privata, ab imis fundamentis.

Crederò alla loro buona fede quando diranno: mi dimetto, ma con obbligo che al mio posto arrivi un ventenne, uno qualsiasi e non un mio delfino o chi dico io.

A quel punto chapeau!

I dubbi dell’amore

Se la pillola del giorno dopo è già un aborto, allora mi sorgono alcuni dubbi giuridici.

La sega è omicidio premeditato?

Il sesso orale, è cannibalismo?

Possiamo considerare il coito interrotto abbandono di minore?

E che dire del preservativo?

Sarà omicidio per asfissia meccanica?

E il sesso anale?

E’ mandare il tuo futuro figlio a cagare?

Se la chiesa si occupasse di più di preti pedofili, dei giri di soldi dubbi dello IOR e meno del sesso sarebbe molto meglio.

Perversioni

Avete presente il recente episodio di sesso estremo, di bondage, di pirleria, chiamatelo come volete?

La vera perversione non sta nel bondage, sta nell’averlo fatto nella sede del ministero delle entrate.

Impiccarsi nei sotteranei degli uffici delle tasse mi pare una feroce ironia.

Le vittime sconosciute

Oggi è il decennale del crollo delle Twin Towers; ci saranno commemorazioni, discorsi ufficiali che ricorderanno le circa 3000 vittime.

Esistono vittime di serie A ed esistono vittime di serie B.

Deve per forza essere così, altrimenti non si spiega perchè a nessuno venga in mente di citare le altre 1700 vittime che non trovano cittadinanza nei giornali americani e nelle cerimonie pubbliche.

Moltissimi sono vigili del fuoco, ma anche comuni cittadini che si sono fermati per aiutare.

Sono i soccorritori dell’11 settembre che, esposti alle polveri, si sono ammalati e sono morti; ammalati e morti da soli senza che nessuno, stato, ospedali, compagnie assicurative li abbiano aiutati  a sostenere i costi delle cure.

Solamente Obama, quest’anno, ha stanziato un fondo, peraltro insufficiente, per dargli una mano.

Molti sono morti per le malattie, soprattutto alle vie respiratorie, altri sono morti suicidi per l’impossibilità di fare fronte alle spese, per i fallimenti finanziari e, forse, anche per solitudine.

Questi americani hanno lo stesso destino dei morti afgani, nella guerra che da quel crollo è scaturita, non sono nessuno, non hanno nome, non hanno volto.

Agli americani piacciono gli eroi di un giorno che muoiono subito, non quelli che ti ricordano, giorno dopo giorno, ciò che è accaduto, non quelli che dovresti continuare ad assistere e proteggere.

Queste sono le vittime figlie di un dio minore.