In principio fu Mara

Alla corte del sultano Silvio I, ora ci sono le Nicol, le Karima, le Michelle, le Terry, le Marystell (che se ci fate caso hanno tutti nomi esotici, mai che ci sia una Matilde, una Lavinia, una Camilla, una Adelaide – che nel nome sia già scritto un destino?) che sgallettano cinguettanti per un posto al sole del valore di qualche centinaio di migliaia di euro all’anno.

Tutte in fila, come belle statuine perfettamente intercambiabili, tutte con grandi occhiali da sole neri (anche in piena notte), tutte con borsoni Louis Viutton in cui celare qualunque cosa, tutte con alti stivali, vagamente sado-maso, in pelle lucida che sfiorano il ginocchio in un look omologante e riconoscibile, in un marchio di possesso.

Ma in origine fu Mara.

Il modello a cui tutte queste signorine buona notte aspirano è il ministro delle pari opportunità, ministro di un ministero che già nel nome la dice lunga; non le pari opportunità tra genere femminile e maschile, ma le pari opportunità all’interno di un genere dove il merito, le capacità non sono il motore di ricerca.

Pari opportunità di avere una visibilità e un bel po’ di soldi senza faticare granchè, senza impegnarsi con il cervello, che se non ce l’hai nessuno te lo può dare, mentre se un bel corpo non lo possiedi un bravo chirurgo te lo mette insieme.

Il modello Carfagna illude le fanciulle di poter assurgere ad una dignità di persona, ad un rango di autorevolezza, ad una condizione di smarcamento dal giogo del padrone, dal bunga-bunga, dai culi flaccidi, dai monolocali di squallore falso ricco dell’Olgettina.

Il modello Mara fa vagheggiare alle giovinette l’idea di avere un’autorevolezza di pensiero, di decisione, di considerazione della parte avversa, delle persone di potere.

Ma è un sogno, il modello Pari Opportunità, raggiunto così non porta a nulla, rimane nel servilismo del padrone che lascia al collo solo una corda un poco più lunga che dà l’impressione della libertà senza essere, mai, libertà.

La maledizione del dehor

Vogliamo rassegnarci a capire che non siamo a Roma?

Nè a Sanremo, nè a Taormina?

Siamo a Bologna, una delle città più fredde e umide dell’universo.

Eppure ci siamo messi in testa che dobbiamo stare seduti fuori dai bar, come in via Veneto, anche con meno tre.

Bene.

Questo che cosa comporta? comporta che il problema numero uno è riscaldare la gente per evitare l’ibernazione.

“Dai, mettiamoci fuori, tanto ci sono i funghi”.

Ecco, il rapporto con il famigerato fungo non è mai stato facile; intanto bisogna accenderlo e quando il cliente ci prova si sentono per strada gli spari secchi come di un fucile scarico.

Clac, clac, clac; e subito due madonne.

Allora arriva il cameriere che accende il fungo con un piccolo clic e ti fa sentire un cretino.

Alla fine ci si siede e succedono le seguenti cose:

1) il fungo produce nel giro di tre minuti una temperatura Farenheit paragonabile solo a quella della sala macchine di un transatlantico; così uno muore abbrustolito fra atroci stenti; poco prima si erano abbrustolite le patatine e le arachidi risultando, comunque, più gradevoli.

2) il fungo fa un caldo pazzesco ma non omogeneo per cui metà della faccia, e quindi anche del corpo, è, praticamente, ai Caraibi e l’altra metà è in Alaska; metà volto è paonazzo dal caldo e l’altra metà dal freddo; a qualcuno è caduta, sgretolandosi sotto il tavolino, metà faccia mentre l’altra è rimasta su, ed era sudatissima.

3) il fungo si spegne senza avvisare e l’escursione termica è come uscire dal bagno turco ed entrare in una cella frigorifera di un macellaio sorseggiando, sorridenti, un frizzantino; il giorno dopo si sorseggiano delle tachipirine perchè hai 40 di febbre.

4) qualcuno tenta di accendere la sigaretta infilandola nei buchini, ma la sigaretta esce trasformata in una torcia che impaurisce i presenti.

Insomma, le incandescenti cappelle che costellano i dehor della città funzionano a volte sì e a volte no.

E allora ecco spuntare altre novità nel tentativo di rendere confortevole il 90% di umidità di Bologna.

Ci sono i “padelloni”, che sono delle specie di lampade attaccate al muro che mandano calore e che rimandano immediatamente ai centri di abbronzatura.

Anche loro diventano incandescenti e uno, mentre prende l’aperitivo, a volte ci vola contro convinto di essere una zanzara e viene arrostito in un secondo con quel piacevolissimo sfrigolio che fanno le zanzare d’estate quando vanno a morire sulle apposite lampade killer.

Infine la novità è quella dei “soffioni” di vetro, con dentro incendi di proporzioni colossali che se li vedi dal fondo della strada accorri o chiami i pompieri pensando che il bar stia andando a fuoco.

Le fiamme si alzano dentro questi tubi illuminando facce tenebrose di uomini abbronzati e colbacchi di signore eleganti che, se troppo vicini al vetro, possono incendiarsi creando uno spettacolare effetto, consigliabile con il sottofondo del tema di Lara del Dottor Zivago.

A volte, da lontano, quelle fiamme fanno pensare alle entrate delle case romane del tempo di Cesare, o ai templi dell’antica Grecia.

Invece sono i templi della Falanghina.

Comunque il problema non è risolto.

Qualcuno sta progettando di dotare i bar all’aperto di pavimenti riscaldati che quindi creino un calore uniforme; il problema potrebbe diventare quello delle scarpe.

O c’è qualche ditta che lancia la moda delle scarpe d’amianto o le nostre povere suole di gomma che portiamo d’inverno si liquefaranno lasciandoci incollati al pavimento.

Che faccia faremo quando ci gratteranno via una volta che ci siamo seccati?

Mia!

L’onorevole Butti, quatto quatto, ha presentato la settima scorsa una piccola bozza che verrà inviata in commissione parlamentare che prevede che se una trasmissione parla di un certo argomento (immagino di attualità, perchè la strage delle foche monache non interessa nessuno) nessun’altro, nella televisione pubblica potrà parlarne per i successivi otto giorni.

Facciamo un esempio: se lunedì qualche trasmissione rai (a caso, Porta a Porta) parla di Ruby nessuno potrà riparlarne,  nei talk show, fino al lunedì successivo.

Entro la prossima settima la voteranno…

Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere

Per alleggerire un poco l’atmosfera da basso impero e da postribolo leggiamo l’ennesima puntata degli imperdibili consigli dei portali di ricerca.

Oggi, yahoo, ci ha allietato la giornata facendo sapere alle donzelle (più o meno giovani) quali sono le otto mosse strategiche per farsi ascoltare dagli uomini (più dai nostri, che dagli uomini in generale) e per gettare, testualmente, un “ponte tra i due sessi” (?!?).

1 – Lui non è una tua amica
L’errore più comune è quello di parlare con il proprio uomo come fosse l’amica del cuore. Se ci aspettiamo che lui abbia la stessa comprensione e sensibilità di un’amica, una sorella o una collega resteremo sempre deluse. La prima regola è che dobbiamo adattare il nostro stile comunicativo alla persona che ci troviamo di fronte.

(ma onestamente, c’è sul serio una donna che parla ad un uomo come parla ad un’amica e soprattutto le dice le stesse cose? l’amica serve proprio a parlare di quelle cose di cui mai parleresti con tuo marito/fidanzato, soprattutto perchè parli di lui, spessissimo male, a parte me che son bastarda e le cose cattivissime gliele dico in faccia, e lui continua a fare la faccia di tolla)

2 – Le allusioni non funzionano
Se sperate di raggiungere l’obbiettivo con messaggi sibillini, indizi velati, segni e frasi in codice state sprecando il vostro tempo. Gli uomini non sono programmati per comprendere i linguaggi cifrati, meglio messaggi chiari e domande dirette.

(no qui parliamoci chiaro, gli uomini non capiscono neppure quando le cose le dici papale, papale sillabando e scandendo bene le lettere; figurati se vai per metafore, allusioni ed immagini figurate)

3 – Non essere insistente
Arrabbiarsi per piccole questioni quotidiane è frustrante sia per te che per lui, non dire “Non ci posso credere, non lo hai ancora fatto?”, è molto più efficace, se vuoi che lui faccia una determinata cosa, ricordargliela in modo civile. La chiave per una corretta comunicazione è il rispetto non farlo mancare mai se vuoi che lui non si chiuda a riccio.

(qui concordo, è inutile dire non ci posso credere ecc, ecc… perchè non ci crede neppure lui ed inoltre non lo farà mai, quindi l’unica cosa seria da fare è stare zitte e farlo da sole, se vogliamo che sia fatta)

4 – Conquista la sua attenzione
Se devi fargli un discorso importante e vuoi che la sua attenzione sia tutta per te cerca di organizzare la situazione al meglio, prepara una cena romantica e più ricercata e cura anche il tuo look, in alternativa potresti preparargli un bel bagno rilassante con relativo massaggio.

(se devi dire una cosa importante a chiunque non è che lo puoi fare mentre l’altro è impegnato a far quadrare i conti, a cambiare i tubi durante l’allagamento della casa o mentre si sta tamponando la ferita durante lo sbarbamento, che se ti manda a spendere non ha neppure tutti i torti. Se poi prepari una cena romantica, ti tiri a lucido, gli prepari un bagno profumato e gli fai un rilassante massaggio avrà un unico pensiero fisso in testa)

5 – La regola dei 30 minuti
All’arrivo dal lavoro lascia una pausa per riprendere il respiro, non assillarlo con problemi e questioni in sospeso. Un saluto affettuoso e poi meglio creare una camera di decompressione, durante la cena potrete parlare con più tranquillità.

(questo vale mica solo per gli uomini, io ogni volta che arrivo a casa dopo il lavoro dico: il primo che mi dice che c’è un problema lo ammazzo torturandolo con gioia e lentezza)

6 – Bambini a letto
Se vuoi che la sua attenzione sia tutta per te non ci devono essere figli o bambini che circolano per la casa, riuscirete a parlare con più tranquillità se i figli sono a letto o fuori casa.

(il problema è che se hai figli piccoli ci metti tutta la sera a metterli a letto e quando ci sei riuscita sei già crollata anche tu sul letto, completamente vestita, russando rumorosamente; se hai i figli grandi si torturerà tutta la notte chiedendo perchè non sono ancora arrivati camminando avanti ed indietro come un leone in gabbia)

7 – Niente computer o TV
Non lamentarti se di fronte a computer o televisione lui non ti ascolta, sono distrazioni troppo forti che rischiano ogni istante di sviare la sua attenzione. Spegni tutti gli elettrodomestici oppure portalo in una stanza più tranquilla dove riuscirete a parlare davvero.

(soprattutto consiglio di spegnere lavastoviglie, lavatrice e ferro da stiro, altrimenti sarai tu che sarai completamente assorbita dai tuoi impegni e manco ti ricorderai più cosa dovevi dirgli)

8 – Organizza un appuntamento
State insieme da tempo è la magia si è tramutata in routine? Organizza una bella seratina come i vecchi tempi, abito provocante, cenetta a lume di candela in un bel ristorante, grazie all’atmosfera speciale lui penderà dalle tue labbra.

(e qui si ricasca al punto 4, preparagli una roba del genere e avrà un solo pensiero fisso, penderà, sì, dalle tue labbra ma non certo per ascoltare il problema che ti assilla da 8 consigli fa)

Il padrone ordina e la Zanicchi è tentata

In questo momento all’Infedele di Gad Lerner è arrivata una telefonata di Silvio Berlusconi con cui si ingiungeva alla parlamentare europea di Iva Zanicchi di alzarsi ed andarsene dalla trasmissione poichè stava in un postribolo televisivo.

L’ultimatum veniva dall’alto e da uno che se ne intende.

La Zanicchi che fino a quel momento era rimasta piuttosto tranquilla e piuttosto imbarazzata dai comportamenti del suo leader ha avuto uno scatto di orgoglio, si è alzata in piedi ha iniziato ad inveire contro Gad Lerner e ad urlare che la trasmissione era indegna.

Poi ha avuto uno scatto di umiltà e… si è riseduta!

Manco a cena, gratis!

Io ho sempre, come ben si può capire dal tono dei miei post, pensato tutto il peggio possibile di Berlusconi, ma una cosa, una, che non ho mai pensato è che fosse un cretino, soprattutto in fatto di soldi.

Dalla lettura delle intercettazione, anche con tutti i possibili distinguo, ho la sensazione di dovermi ricredere; a pensare che Berlusconi si faccia fare la cresta sui prestiti da gente come Fede e Mora mi scende un brividino lungo la schiena (già perchè se ti fai fottere dal gatto E.F, e dalla volpe L.M, quando incontri gente veramente scafata tipo Putin che diavolo succede?)

Perchè, diciamocela, tutta non ci fa una gran figura, non ne esce come un mago della grana, bensì come un qualsiasi pensionato INPS che si fa fregare la pensione dal primo fantasioso truffatore che incontra.

Non so se ne sia reso conto, ma anche dalle sue dichiarazioni in video conferenza non viene fuori il ritratto di un uomo potente che tutto può, bensì quello di un povero cristo costretto a pagarsi della compagnia (anche, e soprattutto, non sessuale).

Sì, perchè lui dichiara che queste ragazzotte prezzolate andavano SOLO a cena da lui, e ne uscivano con mazzette di 10-12 pezzi da 500 euro; quindi le pagava per cenare e stare in sua compagnia.

Parliamone: un uomo come lui, presidente del consiglio, murato di soldi, amico dei potenti della terra, non trova una ragazza (una!) che vada a cena con lui gratis, le fanciulle in fiore sono talmente schifate di questo vecchio da non accettare di mangiare al suo desco se non profumatamente pagate.

Ci sarebbe, se fosse vero, da spararsi un colpo alla tempia.

La voglia di menare le mani

Se a qualcuno degli operai o, ancora meglio, delle operaie della Fiat viene voglia di menare le mani, prende un treno, va a Milano 2 e gonfia di botte una delle escort, magari la Sorcinelli, non consideriamolo un terrorista, un criminale, un provocatore ma uno che ha perso la pazienza.

Che dovrebbe fare un lavoratore che si è visto costretto a votare sì ad un referendum che lo costringe, per 1.200 euro al mese, a ridurre le pause di lavoro, a stare alla catena di montaggio di sabato, domenica e notti, a non vedersi retribuite i primi giorni di malattia quando viene a sapere che una squinzia qualunque che non sa fare una mazza, che non produce un fico secco, che non ha nè arte nè parte riceve da Berlusconi, che ha applaudito la scelta manageriale di Marchionne, 115 mila euro in un anno?

Cosa dovrebbe fare sapendo che una puttana (e smettiamola di chiamarle escort) prende, in un anno, quello che lui guadagna in 8 e  per di più li prende da un presidente del consiglio (il suo) che ritiene i lavoratori a tempo indeterminato dei privilegiati?

Ringraziare ed abbozzare o gonfiare la faccia a suon di sberle a tutti e due?

Se propende per la seconda opzione dategli torto se ci riuscite.

E non ditemi che sono una che istiga alla violenza, che le parole sono pietre; perchè pure 115.ooo euro all’anno per dare via il culo non sono noccioline, mentre 14.400 euro all’anno per spaccarsi braccia e schiena in fabbrica sono una merda.

Bancomat Sacra Rota

Il Tribunale Apostolico della Romana Rota è, di fatto, un bancomat del divorzio.

Tanto che lo stesso Ratzinger, qualche anno fa, richiamò all’ordine i magistrati canonici su un maggior discernimento nelle cause di nullità, perchè rivolgersi al tribunale vaticano è una bazza: spese bassissime, tempi rapidi e, soprattutto, nessun obbligo di versamento di regolari “alimenti” per il coniuge economicamente più debole poichè con la Sacra Rota il matrimonio non si scioglie piuttosto è considerato come mai avvenuto.

Non per niente il ricorso alla Sacra Rota è strada intrapresa per la stragrande maggioranza dei casi dai mariti, che chiedono l’annullamento, anche dopo anni di convivenza, per i più risibili motivi.

E’ vero che, in punta di diritto, per lo stato, anche a seguito del Concordato, la dichiarazione di nullità del matrimonio religioso non comporta l’immediato annullamento del matrimonio civile, poichè lo stato italiano deve accogliere la sentenza ecclesiastica attraverso la procedura di deliberazione, ma di fatto questo non accade quasi mai.

Ma forse qualcosa sta cambiando perchè ieri la corte di cassazione ha emesso una sentenza con cui si delibera che i matrimoni annullati con rito della Sacra Rota non debbono essere considerati nulli dallo stato se il matrimonio, e la relativa convivenza, sono di lunga data.

La sentenza mi pare un atto di grande civiltà e di protezione della parte debole (sia esso maschio o femmina) ed un modo di ribadire, anche se parziale, che il diritto e le leggi di uno stato sono sovraordinate rispetto a quelle di una fede e di una religione.

Insomma, ora, se devi “prelevare” al bancomat della sacra rota devi, perlomento, digitare il PIN.