Italiani nella polvere bianca

cocaina

Sono veramente, come sempre, decisamente out.

Non sono di destra, non sono un uomo, non vado a trans, non sono una velina, non sono una ministra gnocca, non sono bella, non sono vaccinata, non sono nemmeno cocainomane.

Porca puzzola non sono proprio niente di come dovrebbe essere l’italiana media, di questa mediocre nazione.

Sì, c’è un’altra cocaina che somiglia tantissimo a quella di cui si parla riferita agli sniffatori Vip, ai parlamentari da sottoporre al test, agli uomini di potere e a quelli di spettacolo, a quella dei video di Marrazzo ma anche alla storiaccia di LApo Elkann, senza neanche risalire troppo indietro per li rami della beneamata disnastia a quattro ruote…

Somiglia tantissimo fino a sembrare la stessa. E invece no, è alla lettera la stessa ma anche un’altra cocaina. Nello tsunami di polvere bianca che ha scosso l’Europa inondandola stando all’ultimo dossier dell’Osservatorio continentale sulle droghe, con l’Italia in testa alla speciale classifica c’è molta di questa altra cocaina. Abbastanza lontana da quell’idea di privilegio, di vizio, di proibito che da sempre si associa a una certa sfera sociale. Sono ricchi si annoiano…

No, qui sono anche poveri, e si drogano per tirare avanti come fossereo degli atleti del successo o anche solo della sopravvivenza, si dopano per essere all’altezza enon rimanere indietro in unan competizione esistenziale che travolge di frequente tutto, sentimenti, famiglie, professioni e qualunque tipo di valore tradizionale. L’importante è farcela, e per farcela si fanno. Curioso paradosso: è una specie di gara sportiva senza niente di sportivo, mentro lo sport troppo spesso ricorre al doping e alla mancanza di regole esattamento come il resto che vorrebbe/dovrebbe sublimare. Oggi consuma cocaina a prezzi quasi stracciati un numero esorbitante di italiani, quasi fosse una specie di “aiutino” come dice la mammana televisiva.

Sniffano artisti, pseudoartisti e muratori, impiegati e operai, manager e sottomanger in una scala quasi senza censo, giovani e vecchi con tuttel le classificazione del caso, uomini e donne. E troppo spesso gli incidenti stradali smascherano la dipedenza di chiunque sia al voltante da alccol e droghe, cocaina appunto in primis.

Un’umanità affidata all’euforia del momento, i freni inibitori che non fenano, una sensazione di onnipotenza estemporanea e soprattutto l’idea di essere in grado di continuare sotto un peso sempre più opprimente. E questo consumo avviene nella conoscenza di tutti a partire dai periodici ed evidentemente “recitativi” gridi d’allarme dei vari ministri degli Interni delle due sponde, ma nella mancanza di consapevolezza di ognuno.

Travolti. Una sniffata collettiva ci seppellirà?

(Oliviero Beha – Il fatto quotidiano)

~ di silvanascricci su Novembre 6, 2009.

7 Risposte to “Italiani nella polvere bianca”

  1. E’ una cosa che mi ha sempre fatto pensare.
    Da ragazzo, di droga leggera o pesante ne girava parecchia tra quelli che conoscevo. Un paio ci hanno lasciato (overdose) abbastanza presto. Altri sono rimasti alla leggera e non hanno mai fatto il grande passo. Della coca so poco, all’epoca era erba o ero.
    Eppure non mi sono mai fatto una canna o una pera. E non è che mi mancassero le occasioni o il materiale. Uno dei miei conoscenti (per la distinzione fra amici e conoscenti ti rimando ad un post sul blog) è stato beccato e si è fatto un tot di tempo in galera per spaccio.
    Quindi anche ai miei tempi di droga ne girava e non poca ma mi pare che fosse diverso. Le canne erano quasi rivoluzionarie e forse per questo non me le sono mai fatte, mentre quando arrivavi all’ero eri un tossico e tutto finiva lì, eri già dato per morto.
    Oggi invece sembra veramente che se non ti droghi non sei nessuno, una nullità. I ragazzini si fanno di pasticche ed alcool, quelli più grandi si sparano canne come se fossero marlboro e poi passano ad altro. Nei locali di Milano c’è più coca che zucchero, devi stare attento a quello che ti metti nel caffè.
    Una sniffata ci seppellirà? Può darsi… io a distanza di anni ancora non capisco che cosa spinge la gente a farsi. Magari prima di morire mi faccio una canna, così….tanto per incontrare San Pietro un pò più allegro.

  2. Beha in questo articolo sostiene quello che già tu avevi scritto nel post “C’era una volta l’eroina”, la droga come una moda a cui adeguarsi per stare in società

  3. “…si dopano per essere all’altezza e non rimanere indietro in una competizione esistenziale che travolge di frequente tutto.”

    Credo che, per quanto riguarda ‘l’altra cocaina’, e cioé quella della “plebe”, l’affermazione non sia vera, o lo sia solo in un’interpretazione molto generica.
    Più che un aiuto indotto da spirito di competizione, penso che il ricorso alla droga rappresenti una facile e veloce via di fuga dalla fatica del vivere e dal relativo impegno, in un ‘paradiso artificiale’ (come definito da tempi ormai antichi) raggiungibile molto facilmente, e altrettanto facilmente generatore di dipendenza.
    Nella mia carriera di tassita ho avuto di tanto in tanto una testimonianza di questo atteggiamento, soprattutto in giovani uomini e donne fra i trenta e i quaranta.
    I ragazzi invece, con una diffusione impressionante (o quanto meno molto più vistosa), preferiscono intrugli di altro genere, solitamente il sabato notte come forma privilegiata, quando non indispensabile, per il divertimento.
    Il quadro complessivo che se ne trae è davvero desolante e demoralizzante: come potrà mai, una generazione di sconvolti che scambiano la propria integrità psichica e fisica per un po’ di sballo, far fronte agli allarmi e alle ingiustizie che minacciano il mondo intero ?

    Un saluto dal tuo carissimo amico
    Franz

    • Caro Franz, purtroppo non potranno.
      Ed è a questo che servono le droghe e sono così ben accettate anche dalla società che, a parole, vuole combatterle.
      Un saluto anche a te, carissimo amico
      Silvana

  4. E’ giustissima l’ultima frase che ha scritto Franz, per combattere le ingiustizie serve lucidità e le droghe tolgono proprio la lucidità. Tutte le droghe, anche quelle culturali.

  5. Ciao Silvana, fosse per me distruggerei tutti i papaveri, le piante di coca e quelle di hascisc che stanno sul mondo e lascerei solo dei piccoli campi ove far crescere questi elementi ma solo per utilizzarli per usi terapeutici. Ma queste piccole coltivazioni dovrebbero essere guardate a vista da un buon numero di poliziotti o soldati incorruttibili ed armati fino ai denti, al fine di vietare l’eventuale contrabbando. La droga sta distruggendo il mondo e sta succhiando l’anima e la vita all’umanità-che la perduto la sua stessa identità “umana”. Un abbraccio. Antonio.

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