L’italia, il Vaticano e l’autonomia dello stato

ellekappa_statolaico

Dopo il parere favorevole dell’AIFA, agenzia sul farmaco, all’introduzione e alla vendita della RSU 486 sono immediatamente partiti li strali delle gerarchie ecclesiastiche.

Sono stanca di queste interferenze sulla politica, la legiferazione di uno stato straniero sul nostro paese; immaginate cosa direbbero tutti, e giustamente, se la Francia, l’Uganda, il Canada ci dicessero quali leggi approvare, quali farmaci introdurre, quali regolamenti adottare…

Eppure lo lasciamo fare tranquillamente allo Stato del Vaticano, senza nulla dire e nulla contestare, con genuflessione e umile gratudine.

La chiesa è liberissima di dire ai fedeli come comportarsi e quali regole seguire, ma deve lasciare che tutti gli altri cittadini di uno stato siano liberi di comportarsi come meglio credono seguendo le leggi e le normative.

La nota dell’AIFA non obbliga nessuno ad utilizzare il farmaco abortivo, il vaticano costringerebbe tutti a non usarla, pena scomunica eterna.ù

E se qualcuno di noi iniziasse a scomunicare il vaticano?

Quando dissi no alla politica

Quanto costa la coerenza, che prezzo hanno le fedi e le opinioni?

Sembrano non avere mercato, perchè da tutti svendute sull’altare di una convenienza immediata, di un tornaconto salariale.

Stupida, ingenua, di grossolana cultura sembro io fiera di una vocazione di mondo, che rifiuto carriera e denari per restare al passo coi sogni di anni lontani che non perdono l’odore della fatica e del pane.

(Qualche anno fa mi chiesero di entrare nell’agone politico, peccato fosse dalla parte sbagliata, così sono rimasta cittadina di uno stentato paese)

All’ignoranza non c’è mai fine

Ora, poniamo per ipotesi, che scrittori, poeti, scienziati del calibro di Pirandello, Sciascia, Quasimodo, Majorana fossero vissuti ai giorni nostri e avessero deciso di dedicarsi all’insegnamento a, che so, Firenze o Parma o Vigevano non avrebbero potuto.

O poniamo che un Gadda, un Carducci, un Dulbecco, una Montalcini avessero voluto andare ad insegnare a Milano, a Genova, a Bari non ci sarebbero riusciti (a Bari non c’è riuscito nemmeno Rubia qualche anno fa).

Carenza di cattedre? Surplus di insegnanti?

No una proposta di legge che più demenziale non si potrebbe.

Proposta dal padre di uno che ha ripetuto la maturità tre o quattro volte prima di riuscire a conseguirla, pur essendo figlio di parlamentare che si sa in Italia conta sempre molto, che a questo punto gliela hanno tirata dietro perchè non ne potevano più di vederselo sempre attorno.

Il parlamentare in questione è Umberto Bossi, e la proposta è la seguente: non si può insegnare in una regione se non si è dimostrato di conoscere in modo approffondito la storia e il DIALETTO della regione in cui si vuole andare ad insegnare.

Che tu conosca la materia, infonda passione per il sapere, sia bravissimo nella didattica non importa.

Io sospettavo che in questo paese vivessimo in un grave declino culturale ed intellettuale, ma a tanto non credevo saremmo arrivati.

Ma siamo fortunati, le donne e gli uomini di tale levatura quando vogliono lavorare vanno  negli altri paesi del mondo.

Leggerezza e barzelletta

Dopo il post di ieri, permettetemi oggi un’amenità, una leggerezza (che poi è questo il sale della vita).

Copio e incollo da Il vaso di Pandora una barzelletta (prima e unica volta):

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Primo giorno di scuola, in una scuola americana, la maestra presenta alla classe un nuovo compagno arrivato in USA da pochi giorni: Sakiro Suzuki (figlio di un alto dirigente della Sony).

Inizia la lezione e la maestra dice alla  classe: “Adesso facciamo una prova  di cultura. Vediamo se conoscete bene la storia americana.

Chi disse: “Datemi la libertà o datemi la  morte”?
La classe tace, ma Suzuki alza la mano.
“Davvero lo sai,  Suzuki? Allora dillo tu ai tuoi compagni!”
“Fu Patrick Henry nel 1775 a Philadelphia!”

“Molto bene, bravo Suzuki!”
“E chi disse: Il governo  è il popolo, il popolo non deve scomparire nel  nulla ?”
Di nuovo  Suzuki in piedi: “Abraham Lincoln nel 1863 a Washington!”

La maestra  stupita allora si rivolge alla classe:
“Ragazzi, vergognatevi, Suzuki  è giapponese, è appena arrivato nel nostro  paese e conosce meglio la
nostra storia di voi che ci siete nati!”

Si sente una voce bassa  bassa: “Vaffanculo a ´sti bastardi giapponesi!!!”
“Chi l´ha detto?”  chiede indispettita la maestra.
Suzuki alza la mano e, senza attendere,  risponde: “Il generale Mac Arthur  nel 1942 presso il Canale di Panama e  Lee Iacocca nel 1982 alla riunione del  Consiglio di Amministrazione della General Motors a Detroit.”

La classe ammutolisce, ma si sente  una voce dal fondo dire:  “Mi viene da vomitare!”
“Voglio sapere chi è  stato a dire questo!!” urla la maestra.
Suzuki risponde al volo:  “George Bush Senior rivolgendosi al Primo ministro  Giapponese Tanaka  durante il pranzo in suo onore nella residenza imperiale a Tokyo nel  1991.”

Uno dei ragazzi allora si alza ed esclama scazzato: “Succhiamelo!”
“Adesso basta! Chi è stato a dire questo?” urla  inviperita la maestra.
Suzuki risponde impeterrito: “Bill Clinton a  Monica Lewinsky nel 1997, a  Washington, nello studio ovale della Casa  Bianca.”

Un altro ragazzo si alza e urla: “Suzuki del cazzo!”
“Valentino Rossi rivolgendosi a Ryo al Gran Premio del Sudafrica nel  Febbraio 2005.”

La classe esplode in urla di isteria, la maestra  sviene.
Si spalanca la porta ed entra il preside: “Cazzo, non ho mai  visto un  bordello simile!”
“Silvio Berlusconi, luglio 2008, nella sua villa Certosa in Sardegna.”

Il dolore, il cancro, una lettera d’amore

Sono stata molto indecisa se scrivere o meno questo post.

Voglio, stasera, parlare del dolore; che non è propriamente un argomento bloggettaro o da calda ed afosa estate.

Il dolore comporta, in se stessi e negli altri delle modifiche comportamentali inevitabili.

Come acido scioglie legami, come covalente crea e rafforza relazioni.

Rende di un egoismo assoluto, sto male e quindi ho diritto a tutto: alla sopraffazione, alla prepotenza, al ricatto, all’assistenza, all’assolutismo.

Il dolore, si allarga, si crogiola di sè in un dolce, pericoloso e suadente piacere; si nutre di se stesso come se la sua cessazione portasse via l’attenzione, la premura, la gentilezza di cui ci si sente possessori di diritto.

Si arriva alla teatralizzazione del dolore, qualcosa, anche, di forzatamente esposto, persino recitato e scoperto all’altrui visione.

Esiste, poi, un’altra maniera di vivere il dolore; quello di non parlarne, di nasconderlo come vergogna impresentabile alla moderna società fatta solo di gioia di vivere (probabilmente falsa e anche questa recitata), di corpi belli, sani e perfetti che escludono la malattia e la morte.

Perchè il dolore rende, fatalmente, diversi.

Credo, invece, che il dolore vada vissuto e condiviso con il pudore che si deve ad una cosa importante che, in qualche momento della nostra esistenza, fa parte di noi e ci rende quello che siamo.

Il dolore va combattuto con umile fierezza, nemico guerreggiato a viso e in campo aperto senza pietisimi o falsi eroisimi, mostrando l’umana paura senza cercare la commiserazione negli altri.

Stringendo alleanze, brandendo tutte le armi che si trovano e non importa come e dove si trovano, venendo a patti con qualunque cosa ti possa aiutare.

Chiamando il dolore e la malattia con il proprio nome, senza eufemismi, perifrasi o pietose locuzioni; perchè battezzare il male con il suo nome aiuta a combatterlo, perchè ciò che fa veramente paura è ciò che non si conosce e ci è ignoto.

Io ho avuto il cancro.

Queste sono parte delle parole di una lettera che ho scritto a mia figlia e a mio marito quando ancora non sapevo se sarei vissuta o no.

Noi pensiamo che il nostro tempo sia infinito ed è per questo che dimentichiamo di dire alle persone che ci sono care: ti voglio bene; non terminiamo i lavori iniziati ed i percorsi intrapresi.

Io so che il mio tempo potrebbe essere breve ed è perciò che voglio dirvi che vi amo in ogni istante, che cercherò di terminare quello che ho iniziato, di percorrere con leggerezza la mia strada.

Il mio essere agnostica non è un modo di lasciare aperta una porta, di avere una possibilità (che non si sa mai…) è la semplice ammissione del dubbio.

Io, come tutti, non so cosa sarà “dopo” ma ho imparato, e me lo ripeto anche nei momenti di sconforto e paura, questo: “quello che per il bruco è la fine del mondo, per il resto del mondo è una farfalla”.

Voglio che mi vediate così in ogni cosa che vi circonda; nella terra e nel pane, nelle nebbie dei fiumi, nei pugni chiusi e nella rabbia, nella neve e nel vento.

Voglio che mi ricordiate con affetto, allegria ed ironia.

Febbre suina, ennesima peste del secolo?

Ho già scritto un precedente post sui virus reali e virus immaginari, ma voglio tornare sull’argomento.

Questa pandemia è leggermente strana; se ne fa un gran parlare, si bloccano agli areoporti londinesi tutti quelli che osano emettere uno starnuto e farsi un paio di tossite (fosse anche raffredore da colpo d’aria) vengono brutalmente cacciati via mentre negli altri paesi europei ed extra europei non se ne fa niente.

Le notizie che circolano, in rete, in televisione, sui quotidiani sono qualcosa di estremamente variabile e contraddittorio: siamo alla pandemia… no ci saremo a settembre… no a maggio sarà tutto finito… si prevedono milioni di casi… non c’è alcun pericolo immediato… e via di questo passo.

Nemmeno nel consiglio dei ministri si trovano molto d’accordo: Fazio vuole procrastinare l’apertura delle scuole, Gelmini non è d’accordo e Sacconi gli dà dell’allarmista se non peggio.

Mi sembra, sempre che il virus non diventi mutante, sia uno dei soliti allarmismi mediatici che ci sconvolgono per un paio di mesi e poi vengono messi nella quarantena eterna del dimenticatoio.

Nel frattempo le case farmaceutiche preparano il vaccino che, comunque, frutterà milioni di euri e dollari; a loro sarà in ogni caso andata bene e avranno fatto l’ennesimo affare sulla nostra pelle e sfruttando le nostre ancestrali paure.

Perchè, a dire il vero, di questo vaccino sappiamo davvero poco; sarà pronto già ad agosto! già ad agosto? e le sperimentazioni sugli eventuali effetti collaterali? soprattutto su persone anziane e nella fascia infantile? il tempo per fare le opportune verifiche non c’è stato e non ci sarà (inoltre se questo virus, davvero poco aggressivo e che fa meno morti di una normale influenza stagionale, muterà a cosa ci sarà servito il vaccino fatto per questo ceppo?).

Gli, eventuali, effetti collaterali li vedremo e verificheremo successivamente (un po’ come gli effetti collaterali delle guerre di pace, del fuoco amico e dell’esportazione della democrazia).

Mi raccomando non tossite, non starnutite, non respirate soprattutto in un areoporto inglese.

Magdi Allam, le catacombe e la gente comune

Ho passato gli ultimi tre giorni delle mie vacanze nella capitale.

Di per sè la notizia non è, lo ammetto, un granchè interessante e non vi tedio con racconti di quello che ho o non ho fatto.

Voglio, però, narrarvi un piccolo episodio che mi è capitato sabato.

Mattina di sole meravigliosa, con un leggero vento a renderla dolcemente piacevole, decido di recarmi alle catacombe di San Callisto (dopo essere stata alle Fosse Ardeatine).

Presa questa amena decisione mi incammino ed arrivo alla biglietteria alle ore 11.30, (euri 6 di entrata), nessuna attesa; mi comunicano che la guida per gli italiani arriverà, per il tour, alle ore 12.00.

Mentre sono in attesa mi appoggio, distrattamente, ad una staccionata e mi metto a chiaccherare amabilmente con un rappresentante asiatico del clero (lo chiamo “rappresentate” non per spregio ma perchè non conosco e non so identificare le gerarchie del clero); dicevo, comunque, che mentre aspettavo e chiaccheravo vedo arrivare 3 lancia thesis e scendere, da quella centrale rigorosamente blu, Magdi Allam; da quelle davanti e dietro, grigie, la scorta con tutto l’armamentario degno dell’FBI.

Quello entra, senza pagare il biglietto, senza attendere gli orari delle guide in tutte le lingue del mondo, senza fare un secondo di fila e scendere nelle catacombe con tanto di codazzo ecclesiastico genuflettente.

E allora mi è partito l’embolo dell’incazzatura, ho chiesto numi all’ecclesiastico asiatico del perchè fosse permesso ad alcuni e non ad altri entrare senza sottostare alla trafila prevista da sempre e per sempre.

Risposta: lui è un VIP!

E’ un VIP (very important person) è un VIP?!?!

Lo è perchè? perchè è giornalista, perchè è parlamentare europeo dell’UDC, perchè è convertito, perchè è credente?

Se una o tutte queste ragioni sono la motivazione, dovrebbero essere trattati  così:

a) tutti i giornalisti, anche quelli sfigati con contratto a progetto

b) tutti i parlamentari europei, e questo probabilmente viene già attuato  (almeno per quelli italiani, e almeno quelli dell’UDC)

c) tutti i convertiti, poveri, ignoti e senza santi in paradiso (e che magari se c’è da correre dei rischi ne corrono anche più di Allam)

d) tutti i credenti o che si professano tali, al che si potrebbero vedere ingorghi che neppure sulla tangenziale di Mestre o di Bologna nelle ore di punta.

Resterebbero fuori da questo trattamento solo gli altri, tra cui io; ma a questo punto a me andrebbe bene.

Oppure è un vip solo perchè siamo in Italia?

P.S: qualche anno fa, in un altro paese europeo, ho visto il re del suddetto paese aspettare, in bicicletta, che il semaforo diventasse verde.

Paese che vai, usanza che trovi.

Stragi di Stato

Strage di via d’Amelio
Luogo Palermo
Data 19 luglio 1992
16.55
Tipologia Autobomba
Morti 6
Feriti 24
Compiuto da Cosa nostra
Sospetti R.O.S. (reparti operativi speciali dell’arma dei Carabinieri), Servizi segreti civili
Motivazione Rappresaglia contro la lotta alla mafia

La Strage di via d’Amelio fu un attentato di stampo mafioso operato il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Paqlermo in cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta. L’attentato segue di pochi mesi quello contro l’altro giudice Giovanni Falcone, segnando uno dei momenti più tragici nella lotta alla mafia.

Una Fiat 126 imbottita di esplosivo deflagrò in via d’Amelio, strada in cui viveva la madre di Borsellino, dalla quale quella domenica il giudice si era recato in visita.

A detta degli agenti di scorta via d’Amelio era una strada pericolosa, tanto che era stato anche chiesto di mettere una zona di rimozione davanti alla casa: la richiesta però non fu accolta dal comune di Palermo.

Oltre a Paolo Borsellino morirono gli agenti di scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto è Antonino Vullo. La bomba venne radiocomandata a distanza ma ancora oggi non si è fatta chiarezza su come venne organizzata la strage, nonostante il giudice sapesse di un carico di esplosivi arrivato a Palermo appositamente per lui. C’è il sospetto che il detonatore che ha provocato l’esplosione sia stato azionato dal Castello Utveggio.

C’è, inoltre, un particolare più inquietante di tutti gli altri: l’agendina rossa di Borsellino non venne ritrovata, probabilmente sottratta da qualche investigatore giunto tra i primi sul posto.

A pochi giorni dal 15° anniversario dalla strage, la Procura di Caltanisetta ha aperto un nuovo fascicolo per scoprire se persone legate agli apparati deviati dei servizi segreti possano avere ricoperto un ruolo nella strage.

(Fonte Wikipedia)

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Oggi Totò Riina afferma, sul delitto Borsellino, “l’hanno ammazzato loro” riferendosi ovviamente a uomini dello stato ed inoltre aggiunge “non guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi”.

Evidentemente la procura di Caltanisetta non prendeva lucciole per lanterne e doveva avere (ha ancora?) indizi che attivavano in tal senso.

Come sempre, in questo paese, dobbiamo temere molto di più le stragi dello stato (nostro) che il terrorismo internazionale; ma è con quest’ultimo che fabbrichiamo il consenso nella popolazione, diffondiamo la paura, giustifichiamo l’esportazione della democrazia, della libertà e della pace con la guerra. E facciamo dimenticare i nostri panni sporchi.

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Sono tornata

Sono tornata! E’ terminato il risposo del guerriero.

il riposo del guerriero

Domani di nuovo a lavorare.

Avrò una scrivania ingombra di posta da aprire, leggere, rinviare; circa 500 mail da evadere (e rievaderei di nuovo anch’io) ed una montagna di carte da firmare.

Grazie, comunque, alle mie due vice che, come al solito, hanno svolto un egregio lavoro.

Ma quanti scippi devono fare gli extracomunitari per rubare come Tanzi e Cragnotti?

It follows the translation in English and French

Oggi, mentre giocavo a Majong (gioco extra comunitario), mi è venuto da pensare: ma quanti scippi devono fare gli extra comunitari per arrivare all’importo del furto perpetrato da Tanzi, Cragnotti et similia, con la complicità delle banche tanto funzionali al nostro sistema violentemente capitalistico?

Un’enormità, un lavoro da stakanovisti puri senza ferie e senza malattia.

Sono d’accordo che per la vecchietta e non il trauma di una rapina o di uno scippo siano molto violenti ma come deve essere lo shok della medesima che si trova a non avere più neanche un soldo, sudato con anni di lavoro e di risparmi, per assicurarsi una vecchiaia decente?

Allora ho pensato che è soltanto una questione di stile, cari extra comunitari evolvetevi, mettete un abito doppio petto blu, una cravatta regimental (investite così i vostri pochi soldi), datevi un contegno e ne fottete finchè volete.

Non finirete in galera, e comunque ci stareste pochissimo (un’incompatibilità con il carcere a quelli come Tanzi Cragnotti end Co. la danno sempre), vi tratterebbero come dei vip, potreste andare in tribuna allo stadio assieme alle autorità, magari pure comprarvi una squadra di calcio e, perchè no, dare la scalata al Corriere della Sera.

Non ci credete che l’apparenza è tutto? allora fate un attimo mente locale: avete mai visto espellere uno svizzero od un americano (che pure extra comunitari lo sono) se non sono in regola con il permesso di soggiorno? avete mai sentito chiamare Putin comunista dal nostro presidente del consiglio?

Perchè, e ve lo dico in colta lingua latina: pecunia non olet; o se volete in lingua padana: gli schei se schei

Fateci un pensierino.

Per quanto riguarda noi comunitari, italiani, padani ricordiamo cosa soleva dire sempre mia nonna (giuro padana): il pesce comincia a puzzare sempre dalla testa.

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You excuse for the bad English but it is an automatic translator

But how do robberies need to steal as non Tanzi and Cragnotti?

Today, while I played Majong (Community extra game), I came to think: but how many robberies have to do extra to get to the Community of theft perpetrated by Tanzi, Cragnotti and such like, with the complicity of the banks so much to our functional violently capitalistic system?

Huge, a pure stakanovisti work without leave and without the disease.

I agree that the old woman and not the trauma of a robbery or theft is a very violent but as must be the shok of that which is no longer even a penny, with years of sweat and labor savings, to ensure a decent retirement?

Then I thought it was only a matter of style, put a double chest blue dress, a regimental tie (your invested so little money), Give a composure and fuck till you like.

Not finished in jail, (an incompatibility with the prison to those as Tanzi Cragnotti Co., the end always), you would like VIP, you could go in the gallery to the stage together with the authorities, perhaps even buy a football team, and why not, given the escalation in Corriere della Sera.

We believe that appearance is everything? then do an instant local mind: have you ever seen a Swiss or expel an American (which are non-EU) if they are not in good standing with the residence permit? have you ever heard Putin called communist by our chairman of the board?

Why, and I say this in cultured Latin: pecunia non olet, or if you want padana language: if the Schei Schei

Think of us, think of us.

As for our community, Italian, Padanian remember what always used to say my grandmother (I swear padana): The fish starts to stink from the head always.

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Mais combien de vols ils doivent faire les sans documents pour voler comme Tanzi et Cragnotti?

Vous excusez pour le Français détestable, c’est un traducteur automatique.

Aujourd’hui, pendant que je jouais au Majong, jeu extra communautaire, il m’est venu à penser: mais combien de vols à la tire ils doivent faire les extra communautaires pour arriver au montant du vol perpétré par Tanzi, Cragnotti et similia, avec la complicité des banques très fonctionnelles à notre système violemment capitaliste?

Une énormité, un travail de stakanovisti purs sans congés et sans maladie.

Est-ce qu’ils sont d’accord que pour la petite vieille et pas le traumatisme d’un vol ou d’un vol à la tire ils soient très violents mais comme il doit être le shok de la même qu’il se trouve à ne pas avoir de sou plus non plus, en sueur avec des ans de travail et d’épargnes, pour s’assurer une vieillesse décente?

Alors j’ai pensé que c’est un problème de style seulement, chers extra communautaires développez-vous, vous mettez un habit poitrine bleue double, une cravate regimental, investies ainsi les vôtres peu argent, vous vous une contenance et en données fottete tant que vous voulez.

Vous ne finirez pas en prison, et vous nous resteriez peu de toute façon, une incompatibilité avec la prison à ces comme Tanzi Cragnotti end Co. je la donne toujours, ils vous traiteraient comme des vip, vous pourriez aller en tribune au stade avec les autorités, peut-être aussi vous acheter une équipe de coup de pied et, parce que non, donner l’escalade au Courrier du Soir.

Vous ne nous croyez pas que l’apparence est tout? alors fées un instant ment local: est-ce que vous avez jamais vu expulser un Suisse ou un Américain qu’extra communautaires purs il ils sont, si ils ne sont pas en règle avec le permis de séjour? est-ce que vous avez jamais entendu appeler Putin communiste de notre président du conseil?

Parce que, et je vous le dis en langue latine cultivée: pecunia pas olet; ou si vous voulez en langue padana: les schei si schei

Pensez-nous, pensez-nous.

En ce qui nous concerne communautaires, italiens, padani nous rappelons ce qu’il avait l’habitude de dire toujours ma grand-mère, je jure padana,: le poisson commence à puer toujours de la tête.