
Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica ed erronea fede,
l’ieri che ha lasciato il dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perchè è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno
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Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore
se non fossero
ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere ridicole.
Ma dopottutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore sono
ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermente lettere d’amore
ridicole.
La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere a essere
ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

Di queste vie che scavano il tramonto
una ne avrò percorsa (non so quale)
ormai l’ultima volta, indifferente
se senza sospettarlo, sottomesso
a Chi ha fissato onnipotenti norme
e una segreta e rigida misura
per le ombre, per i sogni e le parvenze
che stessono e intessono la vita.
Se ad ogni cosa è compimento e limite
e l’ultima volta e mai più e l’oblio,
chi potrà dirci a chi, in questa casa
senza saperlo, abbiamo detto addio?
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In una strada c’è una certa porta col suo battente e un numero preciso e un gusto di perduto paradiso, che quando si fa sera non è aperta al mio passo. Compiuta la giornata, mi aspetterebbe un’aspettata voce nella disgregazione di ogni giorno e nella quieta notte innamorata. Non è così. Diverso è il mio destino: le vaghe ore, la memoria impura, il lungo abuso di letteratura e al termine la misteriosa morte. Quella pietra soltanto voglio. Solo sue astratte date e il silenzioso oblio.
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