La luce e il tunnel

Io ho sempre visto, o cercato di vedere la luce in fondo al tunnel.
Anche quando lunghe e contorte curve me lo impedivano, ho sempre saputo che, anche lontana, la fine del tunnel esisteva.
Adesso non ci riesco più, non vedo la via d’uscita al buco in cui si è infilata la mia vita.
Qualche mano maligna ha spento la luce.
Ed io non conosco la topografia degli interruttori.
Forse perchè prima, l’uscita dipendeva da me.
Ora che in questo buco nero ci sono persone che amo, ed io non ho potere alcuno, mi sento persa.
Ho perduto il potere di controllo, non sono più in cabina di regia.
La nave della sua vita e della mia è in balia di marosi e tempeste che non so placare.
Non conosco gli dei del mare.

La conoscenza, i dubbi e le risposte

So e non so, conosco e non conosco; decisioni e contro decisione in un istante mi frustano, la carne e la mente non reggono l’onda d’urto.

La nausea ha lo stesso ritmo dei pensieri, dei desideri, delle indecisioni, faccio non faccio… vado non vado… parlo non parlo…

Parlo e forse non so. Parlo e forse so. Parlo e sicuramente so. Parlo e sicuramente non so.

Una sciarada.

Ma le soluzioni esatte non sono nel manuale d’uso alla pagina 46.

Lo ammetto…ho copiato

Non me ne voglia La Marquise de Berkenfield (http://www.castellodiravenswood.splinder.com) che ha un blog molto carino che ogni tanto osservo, anche per la passione comune per la lirica e la divina Callas; ma copio spudoratamente un suo articolo con attinenze tra una poesia di Pasolini e l’attuale situazione.

Rivedremo calzoni coi rattoppi

rossi tramonti sui borghi

vuoti di macchine

pieni di povera gente

che sarà tornata da Torino o dalla Germania

I vecchi saranno padroni dei loro muretti

come poltrone di senatori

e i bambini sapranno che la minestra è poca

e che cosa significa un pezzo di pane

E la sera sarà più nera della fine del mondo

e di notte sentiremo i grilli o i tuoni

e forse qualche giovane

tra quei pochi tornati al nido

tirerà fuori un mandolino.

L’ aria saprà di stracci bagnati

tutto sarà lontano

treni e corriere passeranno

ogni tanto come in un sogno.

E città grandi come mondi

saranno piene di gente che va a piedi

con i vestiti grigi

e dentro gli occhi una domanda

che non è di soldi ma è solo d’ amore

soltanto d’ amore.

Le piccole fabbriche

sul più bello di un prato verde

nella curva di un fiume

nel cuore di un vecchio bosco di querce

crolleranno un poco per sera

muretto per muretto

lamiera per lamiera.

E gli antichi palazzi

saranno come montagne di pietra

soli e chiusi come erano una volta.

E la sera sarà più nera della fine del mondo

e di notte sentiremo i grilli e i tuoni

L’aria saprà di stracci bagnati

tutto sarà lontano

treni e corriere passeranno

ogni tanto come in un sogno

E i banditi avranno il viso di una volta

con i capelli corti sul collo

e gli occhi di loro madre

pieni del nero delle notti di luna

e saranno armati solo di un coltello.

Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra

leggero come una farfalla

e ricorderà ciò che è stato in silenzio il mondo

e ciò che sarà.

E’ giugno o settembre?

In questa mattina di giugno, che assomiglia ad un settembre triste e malinconico, ho la tentazione del ripensamento.

Ho l’inquietante sensazione di avere sbagliato tutto.

L’educazione di mia figlia, vetro soffiato e foglia sbattuta.

La scelta dell’uomo sposato, annerito aceto non più balsamico.

Il lavoro, prosciugante dragatore.

I contatti con mia madre, coperta corta che non ho mai scaldato.

La funzione di amante, sterile ventre inanimato.

Non più capace di alcun ruolo e di interpretarne nessuno.

30/31 maggio 2000

Ci sono emozioni infantili, a cui i grandi uomini non soggiacciono, che scuotono l’anima.

Quando uno Scudo batte alla cassa è come avere dato tutto.

Notti in cui tutti ti sembrano conosciuti perchè scanditi dallo stesso battito, incanalati dalla stessa emozione e pensanti lo stesso pensiero.

Certe notti sono amiche e abbattono le barriere del censo e dell’ideologia, i perdenti diventano potenze e alzano al blu urla tonanti e silenziose